VOLTI


La lingua può nascondere la verità, gli occhi mai.

Michail Bulgakov

 

D’un tratto i volti, coperti dalle mascherine, sono diventati solo occhi. E gli occhi rispecchiano nel modo più potente l’esperienza che abbiamo vissuto e ne custodiscono la memoria.


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Il ricordo più vivido dei pazienti ricoverati in ospedale è quello degli occhi di medici e infermieri nei quali, dietro le visiere protettive, hanno sviluppato la capacità di leggere i segnali di preoccupazione o di ottimismo, traendone sconforto o speranza.

Quegli stessi occhi, rivolti verso la fotocamera, rivelano determinazione, coraggio, abnegazione. Spossatezza, ma non cedimento. I tratti che associamo agli eroi, benché – sono essi stessi a dirlo – chiamarli eroi sia pretestuoso.

Gli stessi tratti che svelano tutti gli occhi di questa raccolta di immagini, anche quelli di coloro che non svolgono una professione sanitaria: perché tutti, quando hanno guardato nei nostri obiettivi, stavano lavorando per sostenere il Paese.



Carla, madre, rider e titolare di una piadineria a conduzione familiare a Torino. Durante il blocco delle attività ha perso più della metà del fatturato e ha cercato di fare il possibile, occupandosi anche delle consegne con la sua Vespa.

Fabio, 40 anni, è cuoco e musicista, Stephanie, 37, una traduttrice. Vivono in campagna e quindi dicono di vivere in quarantena ormai da molto tempo. Il periodo del lockdown non ha cambiato le loro abitudini, anzi ha dato loro più tempo per dedicarsi all’orto e alle loro passioni.

Federica è operatrice socio-sanitaria in un pronto soccorso di Torino. Nonostante i turni estenuanti, durante l’emergenza ha concluso il suo percorso di studi, laureandosi in infermieristica.

Valentina e Lanka, entrambi diciannovenni, fidanzati e compagni di classe, durante il lockdown si vedevano su Skype per studiare, conversare e giocare online. Dopo l’esame di maturità, finalmente possono trascorrere le giornate insieme. Propositi per il futuro: trascorrere più tempo con i genitori, “che dopotutto è proprio bello”.

Bruxelles. Jean Baptiste, pédaleur da circa due anni, ha deciso di riconvertirsi dopo una carriera in amministrazione in una Ong. Nella capitale belga deserta a causa del lockdown, i corrieri in bicicletta come Jean Baptiste hanno continuato a lavorare consegnando mascherine, beni di prima necessità e molta più birra del solito.

Alessandro Morello è un vigile del fuoco come suo fratello Luigi, comandante della stazione di Sala Consilina (Salerno) e una delle prime vittime del Covid-19.

Andrea Vertemati, medico al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Nella seconda metà di marzo, Bergamo è stata la città più colpita dal Covid-19, con il più alto tasso al mondo di vittime pro capite. L’ospedale di riferimento, il Giovanni XXIII, ha rischiato di collassare per l’enorme numero di pazienti.

Un ghisa – come vengono affettuosamente chiamati i vigili urbani dagli abitanti di Milano – davanti alla Galleria Vittorio Emanuele vuota durante il lockdown.

Enrico Nespoli, parroco della chiesa di Santa Marcellina e San Giuseppe alla Certosa a Milano. Come tutte le chiese, anche quella di don Nespoli ha dovuto chiudere durante il lockdown. Il parroco ha celebrato le messe in streaming.

Giulia, una volontaria di AVPS - Associazione Volontari Pronto Soccorso di Vimercate (vicino a Monza), a bordo dell’ambulanza su cui opera.

Roberta, una volontaria della Croce Rossa Italiana, presso la sede del comitato della CRI del Municipio V di Roma.

Sebastien Notre è un giovane pittore francese che vive a Milano. Bloccato in casa dal lockdown, ha iniziato a realizzare una serie di collage, proponendoli via mail a una serie di marchi in tutto il mondo. La sua iniziativa ha avuto successo e oggi Sebastien sta lavorando a tempo pieno con questa tecnica creativa.

Dal 17 marzo 2020 è stata avviata, presso il Policlinico San Matteo di Pavia, la fase di sperimentazione per la raccolta di plasma iperimmune, donato da pazienti guariti dal Covid-19 e utilizzato come terapia contro l'infezione. Annalisa Menga, 30 anni, capitano e comandante del Nucleo Operativo Radiomobile dei carabinieri di Pavia. “So che la mia sacca di plasma non risolverà il problema del Covid-9 in Italia, ma aver donato quella piccola goccia, insieme a quelle di altri colleghi, può essere una spinta positiva per il nostro Paese”.

Bollate (Milano). Livio Soffia è affetto da una broncopneumopatia cronica ostruttiva e gli è appena stata consegnata un’unità base di ossigeno da parte della Vivisol, azienda del gruppo Sol che si occupa di assistenza domiciliare in ambito sanitario.

Dino Venturini, 89 anni, è un apicultore e ha lavorato per molti anni in Svizzera. Oggi vive a Magasa, in provincia di Brescia, uno dei cosiddetti villaggi “zero Covid”, dove non è stato registrato un solo caso di contagio.

Gli alti standard di sicurezza hanno permesso alla ICR Cosmetics di Lodi di non registrare nessun caso di Covid-19 tra i propri dipendenti, nonostante la sede dell’azienda si trovi in una delle aree italiane più colpite dalla pandemia.

Alex Bremdilla, infermiere in un reparto di terapia intensiva dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Nella seconda metà di marzo, Bergamo è stata la città più colpita dal Covid-19, con il più alto tasso al mondo di vittime pro capite. L’ospedale di riferimento, il Giovanni XXIII, ha rischiato di collassare per l’enorme numero di pazienti.

Dal 17 marzo 2020 è stata avviata, presso il Policlinico San Matteo di Pavia, la fase di sperimentazione per la raccolta di plasma iperimmune, donato da pazienti guariti dal Covid-19 e utilizzato come terapia contro l’infezione. Simone Molinari, 37 anni, infermiere del 118 presso l'ospedale San Matteo: “Quando si lavora in emergenza come me, e ci si ammala, ci si sente impotenti. Donare un pezzo di me è stato un gesto liberatorio”.

Omoje, 26 anni, condivide l’appartamento di Olginate, vicino a Milano, con Motunrajo, 28 anni, e si prende cura della sua bimba Priscilla, 6 mesi. Entrambe nigeriane e richiedenti asilo, sono arrivate in Italia passando dalla Libia.

Genova. Un medico che indossa i dispositivi di protezione personale nell’area a rischio contagio della nave da crociera MSC Splendid, convertita in nave ospedale per accogliere pazienti Covid-19.

Francesca Genti è una poetessa di Milano. Ha una piccola casa editrice e cuce a mano i libri che pubblica: nella sospensione da pandemia ha finito di cucire tutti i libri che erano rimasti indietro.

Durante la quarantena per Giuseppe, che lavora come operatore ecologico a Positano (Salerno), non è cambiato nulla. Dopo un caffè, ogni notte ha affrontato quasi diecimila scalini per garantire la raccolta porta a porta dei rifiuti nella “città verticale”.

Un dipendente della pescheria Gelmetti di Milano durante il lockdown.

Patrizia Moroso è direttore artistico della Moroso, un’azienda d’arredamento di Udine fondata nel 1952 e riconosciuta in tutto il mondo. Una delle numerose imprese italiane che hanno sofferto a causa del lockdown.

Ogni mattina Luca parte dalla periferia di Roma, dove vive, per raggiungere il centro. È un operatore della Rai e tutti i giorni si occupa delle dirette da Palazzo Chigi.

Luca Locatelli, sindaco di Vedeseta, negli uffici comunali. Il piccolo paese in provincia di Bergamo è uno dei cosiddetti villaggi “zero Covid”, dove non è stato registrato un solo caso di contagio.

Piacenza. Nell'ospedale da campo realizzato dall'Esercito Italiano.

Dal 17 marzo 2020 è stata avviata, presso il Policlinico San Matteo di Pavia, la fase di sperimentazione per la raccolta di plasma iperimmune, donato da pazienti guariti dal Covid-19 e utilizzato come terapia contro l'infezione. Fausto Bernini, 53 anni, dirigente amministrativo e referente della Libera Professione del San Matteo: “Non ho potuto essere di supporto ai miei colleghi sul lavoro, perché a causa del Covid-19 sono stato costretto a casa. Contribuire alla ricerca del dottor Perotti e della sua squadra mi ha dato l’occasione di fare la mia parte”.

Genova. L'infermiera Giulia Bellantonio al termine del turno nel reparto ad alto rischio contagi a bordo della nave da crociera MSC Splendid, convertita in un ospedale Covid-19.

Ripresa delle attività nello stabilimento della Moroso Divani a Udine dopo il rafforzamento delle misure di sicurezza all’interno dello stabilimento.

Milano. Noemi Ventura, educatrice scolastica a contratto, da quando è iniziato il lockdown e la scuola ha chiuso non ha più il lavoro e non percepisce compenso. Noemi vive - insieme a Elsa Radaelli - in una casa messa a disposizione da Fondazione Progetto Arca, che le fornisce anche aiuti alimentari.

Dal 17 marzo 2020 è stata avviata, presso il Policlinico San Matteo di Pavia, la fase di sperimentazione per la raccolta di plasma iperimmune, donato da pazienti guariti dal Covid-19 e utilizzato come terapia contro l’infezione. Giulia Smaldore, 26 anni, fisioterapista: “Donare mi ha dato una carica di energia positiva, sono tornata a casa entusiasta. Non avevo mai donato, e da questo momento ho deciso che lo farò ancora”.

Cinisello Balsamo (Milano). Irene Barrientos nella sua casa, dove vive con il marito e altri due figli, messa a disposizione dalla Fondazione Progetto Arca. Con l’emergenza Covid-19 i due genitori hanno perso entrambi il lavoro e per questo viene fornito loro periodicamente anche un pacco di aiuti alimentari.

Nel suo studio di Settimo Torinese, il dottor Stefano Costa indossa i dispositivi di protezione personale durante il turno di visite in ambulatorio. Il maggior numero di contagiati dal Covid-19 fra il personale sanitario è costituito proprio dai medici di base, che spesso non hanno potuto dotarsi dei dispositivi di protezione. A Settimo i DPI sono stati forniti dal Comune all’inizio della pandemia.


Casino Royale
We Need to Breath